|
I PRECURSORI
|
|
1827
|
|
-
Pietro Conti Costruisce il "Tachigrafo", prima scrivente a tasti e leve. Si tratta di un dispositivo capace di scrivere manovrando su una apposita tastiera. Di questa macchina rimangono soltanto delle descrizioni.
Nel 1823 Pietro Conti affermò di aver inventato una macchina che 'scriveva velocemente e chiaramente per tutti, anche per quelli che avevano problemi di vista'. La portò in Francia, la brevettò, fece una dimostrazione all'Accademia di Francia che la testò, l'approvò e alla fine l'acquistò per 600 franchi. Nel 1830 un artista italiano chiamato Galli costruì un 'Potenografo meccanico'. Pare che questa fosse una macchina con tasti corrispondenti alle lettere dell'alfabeto sistemate su due cerchi concentrici. Il carattere veniva impresso sulla carta che era avvolta attorno ad un rullo. Galli portò la sua macchina in Inghilterra dove fu ricevuta con grande interesse, come mostra questo passo di un articolo del "The Times" del 27 giugno 1831."Recentemente un meccanismo molto ingegnoso è stato inventato da un giovane signore di nome Galli. Questo oggetto ci permette di scrivere più velocemente rispetto ad ogni sistema di scrittura a mano fino ad ora conosciuto, oppure rispetto alla velocità con la quale un oratore può parlare. Ma questo non è tutto. Si possono ottenere contemporaneamente molte copie di un discorso, scritto in modo leggibile ....Come uno strumento musicale viene usata mettendo le dita sulla tastiera ed il manoscritto viene avvolto attorno ad un cilindro durante la scrittura. ........... Il giudice sul suo seggio, mediante il suo uso, può prendere le deposizioni dei testimoni mentre la sua mente è intenta ad ascoltare la testimonianza. Con un po' di addestramento perfino i ciechi possono usare uno strumento che permetterà loro di copiare in modo più veloce di chiunque scriva a mano. Questa macchina ingegnosa ha molti altri vantaggi, che, se verrà realizzata secondo le aspettative del suo inventore, produrranno grandi cambiamenti nel nostro attuale sistema di comunicazione scritta e telegrafica."
|
|
1833
|

|
|
|
1836/1856
|
.jpg)
|
-
Giuseppe Ravizza Costruisce il "cembalo scrivano" in 16-17 modelli diversi. Nel 1855 ottenne il primo brevetto e fino al 1882 tutti i modelli sono a scrittura cieca (per vedere il testo scritto occorreva sollevare la tavoletta porta-carta). "Anteriormente vi è una tastiera composta di 32 tasti, simili a quelli del pianoforte, che porta al centro le lettere, ed ai lati i segni di interpunzione. In mezzo alla macchina vi è un cerchio intorno al quale sono disposti i martelletti portanti i caratteri, i quali si muovono dal basso verso l'alto, dove si trova la carta. La fine della riga viene avvertita mediante il suono di un campanello. La colorazione delle lettere si ottiene sottoponendo alla carta una striscia sottile di stoffa coperta da una materia nigrificante".
Nonstante negli ultimi modelli riesca ad ottenere la scrittura visibile, la sua macchina non venne mai costruita in serie.
|
|
1843
|
|
|
|
1856
|

|
|
|
1856
|
|
-
John Cooper Crea una macchina sulla quale, su un disco selettore con fori, ruotando e premendo un manubrio, si otteneva il comando di una ruota dei caratteri e la stampa su foglio della lettera prescelta. Non pratica per l'ingombro del dispositivo di stampa.
|
|
1857
|

|
|
|
1864
|
|
|
|
1867
|
|
-
Sholes Glidden & Soulé Brevetta "una macchina per scrivere"; cercò di realizzare un dispositivo numeratore, ma Charles Glidden, lo indirizzò verso la realizzazione di una macchina per scrivere: il primo modello venne costruito nel 1867. Nel 1868 seguì un nuovo e più elaborato modello.L'invenzione della macchina da scrivere viene attribuita a C. L. Sholes con il contributo di C. Glidden. Nel 1867 costruirono un primo prototipo che stampava una sola lettera ('W') ma possedeva le basi per il giusto meccanismo. Le ricerche continuarono: i problemi meccanici erano immensi ma la mancanza di denaro per proseguire le ricerche era ancora più problematica. Riuscirono a trovare dei finanziamenti molto limitati da parte di J. Densmore. I primi modelli sperimentali furono dati a scrittori professionisti con istruzioni per provare e fornire loro i più efficaci test pratici al fine di rilevare ogni carenza. Ne trovarono moltissime. Le leve si incrociavano. Il nastro inchiostrato a mano era un pasticcio. Le cose balbettavano e saltavano. Il peso sui rotismi che muovevano il carrello era troppo limitato e la stringa che lo tratteneva era leggera fino a rompersi, mettendo a repentaglio i piedi dell'operatore.Nel 1871 Sholes lavorava 16 ore al giorno sul suo ultimo modello. Il problema era l'esecuzione dei singoli pezzi: era come chiedere ad un fabbro di tentare di fare un orologio.Nel 1873 la macchina da scrivere di Sholes e Gidden aveva solo un vaga somiglianza con le prime macchine. Aveva quattro fila di tasti (FIGURA pag. 31, 1.39, 1.40) e la più consistente differenza con la moderna macchina era l'idea della battitura sotto il rullo. Il punto di stampa era non visibile.Sholes, Glidden e tentarono allora di interessare il governo alla loro invenzione, senza alcuna fortuna. Finché incontrarono Philo Remington (presidente della fabbrica Remington) che costruiva armi e macchine da cucire: era quindi attrezzata con idonei macchinari per la costruzione delle macchine da scrivere. Era appena finita la Guerra Civile e l'azienda stava proprio cercando di diversificare la produzione. Il primo marzo del 1873 firmarono un contratto per la produzione di 1.000 macchine da scrivere sulla base del modello che avevano presentato.
|
|
MACCHINE A SCRITTURA NON VISIBILE
|
|
1873
|

|
-
Sholes, Ghidden Landè Studia l'ingegnerizzazione di un progetto di macchina. Stipula un contratto di fabbricazione con la Ilion Arms Manufactory cioè con la Remington & Son di Ilion, New York. Tra il 1874 e il 1875 fu presentato il modello definitivo, costruito sul telaio di una macchina per cucire, a scrittura cieca su rullo (con meccanismo up strike),
|
|
|

|
|
|
|

|
-
e dispositivo interlineatore a pedale prodotto dalla Remington e progettato da Sholes, Densmore, Yost, Wagner e Hammond.
|
|
|

|
|
|
|
'QWERTY'
|
Le prime macchine da scrivere mostravano un'ampia varietà di sistemazioni della tastiera. Alcune erano circolari, altre avevano da tre a otto o dieci righe di tasti; alcune non avevano il tasto di shift mentre altre ne avevano uno o due. Originariamente la tendenza era di sistemare le lettere, sia le maiuscole che le minuscole, in ordine alfabetico come facile riferimento.Ben presto tuttavia Sholes incontrò delle difficoltà. Egli trovò che la sistemazione 'ABC...' causava una situazione di interferenza tra le leve quando veniva raggiunta una certa velocità e, rendendosi conto degli insormontabili problemi tecnici, cercò un altro approccio per la loro risoluzione. Egli chiese aiuto a suo cognato che era insegnate e matematico, per risistemare la configurazione della tastiera in modo tale che nel cosrso della scrittura, in un numero di situazioni più frequente possibile, le leve provenissero da direzioni opposte in modo, in modo tale da non scontrarsi e non bloccare il funzionamento della macchina.Dopo molti calcoli ed esperimenti, Sholes stabilì l'attuale configurazione della tastiera in cui le prime sei lettere erano QWERTY , e scartò tutte le precedenti configurazioni alfabetiche. Egli poi passò alla vendita di tastiere con sistemazione 'QWERTY'.Probabilmente fu una delle più grosse truffe di tutti i tempi - vige la convinzione secondo la quale che questo arrangiamento della tastiera aveva fondamento scientifico e aggiungeva efficienza e velocità alla scrittura.In ogni caso la tastiera 'Remington QWERTY' di Sholes divenne ben stabile e nessuno mise in discussione l'accuratezza delle affermazioni di Sholes.Tutti gli altri produttori adottarono tale sistemazione solo con qualche piccola variazione: Hammond tentò un'altra configurazione ma ben presto dovette ritirarsi e convertirsi alla 'QWERTY'.La questione in ogni caso rimase aperta. Nel 1905 un grande convegno internazionale fu organizzato per stabilire la tastiera internazionale una volta per tutte. All'epoca numerose tastiere- certamente più efficienti di quella consigliata da Sholes - erano state proposte in alternativa. Tuttavia non riuscivano a mettersi d'accordo su come avrebbe dovuto essere la nuova tastiera. L'opposizione più consistente venne dagli insegnati di dattilografia: essi volevano che le cose rimanessero com'erano.Quando i computer ed i Word Processor cominciarono ad inondare il mercato un Professore dell'Università di Tokio pensò che era arrivato il momento di cambiare la tastiera dalla configurazione 'QWERTY', ma nonostante il considerevole impegno profuso nessuno era disponibile al cambiamento.
W. Beeching nel libro "Century of the Typewriter", dal quale sono tratte queste note, racconta di aver incontrato intorno al 1976 un anziano signore. Questi, che all'inizio del secolo era venditore di macchine da scrivere, disse che pochi venditori avevano studiato dattilografia e così anche i potenziali acquirenti. Si trovavano nella situazione di uno che non sapeva suonare un armonium e che tentava di venderlo a qualcuno non l'aveva mai visto prima! I venditori avevano imparato a battere la parola 'Typewriter' che poteva essere scritta utilizzando solo i tasti della prima fila della tastiera 'QWERTY'.
|
|
1876
|

|
-
Sholes, Densmore, Yost, Wagner e Hammond Viene prodotto e commercializzato il Mod. 1 della Remington, modello che presenta tutte le prerogative di una macchina per scrivere pratica.
|
|
1878
|

|
-
Sholes, Densmore, Yost, Wagner e Hammond Viene prodotto e commercializzato il Mod. 2 della Remington, modello che presenta la tastiera estesa e a scrittura cieca.
|
|
|

|
|
|
1881
|

|
|
|
1883
|

|
|
|
1887
|

|
|
|
1889
|

|
|
|
MACCHINE A SCRITTURA SEMIVISIBILE: 1887-1899
|
|
1887
|

|
|
|
1888
|

|
|
|
1896
|

|
-
Thomas Oliver Realizza una macchina a scrittura semivisibile (The Oliver) a battuta laterale, con leve a forma
di una U capovolta, battenti dall'alto in basso, disposte in due semicerchi attorno al rullo.
|
|
1897
|

|
|
|
1899
|
|
-
M. Soblik Inventa una geniale "macchina cosidetta pneumatica": azionando un pedale, si comprimeva l'aria in un serbatoio
in comunicazione con i tasti: questi avevano in centro un foro da cui sfuggiva l'aria; bastava chiudere i fori appogiandovi
le dita, perché automaticamente i congegni della scrittura si mettessero in moto.
|
|
1899
|

|
|
|
1903
|

|
|
|
MACCHINE A SCRITTURA VISIBILE: 1898-1934
|
|
1898
|

|
-
Franz Xavier Wagner Realizza la prima macchina per scrivere a lettura visibile con battuta frontale la Underwood n.5 utilizzando il meccanismo front strike.
Le leve sono disposte a semicerchio, il nastro di scrittura si solleva con il martelletto.
Tentativi precedenti erano stati fatti dalla Prouty e dalla Daugherty.
|
|
1905
|

|
|
|
1908
|

|
|
|
1908
|

|
· Camillo Olivetti Fonda la prima fabbrica italiana per la produzione di macchine per scrivere.
|
|
1911
|

|
|
|
1912
|
|
|
|
1913
|
|
|
|
1920
|

|
|
|
1931
|

|
|
|
1950
|

|
-
Camillo Olivetti Lettera 22.
|
|
LA OLIVETTI
|
|
1908
|
Ad Ivrea si costituisce la Società in Accomandita Olivetti. Il capitale iniziale è di 350.000 lire: l'ing. Camillo Olivetti vi partecipa con 220.000 lire, costituite dal valore del fabbricato industriale che già era servito ad ospitare la C. G. S. e da alcuni terreni. Gli altri azionisti, amici di Ivrea e parenti, contribuiscono con modeste somme che serviranno per acquistare i primi torni automatici e le prime fresatrici che l'ing. Camillo sceglierà durante il viaggio negli Stati Uniti, intrapreso subito dopo la fondazione della Società. L'officina accoglie i primi 20 operai, e raggiunge una estensione di 500 metri quadrati. L'ing. Camillo Olivetti parte per un viaggio di aggiornamento tecnico negli Stati Uniti. Intanto un nucleo di operai lavora intorno ad un primo progetto di macchina per scrivere che l'ing. Camillo ha disegnato.
|
|
1909
|
Finiti gli studi preliminari sul modello di macchina per scrivere, l'ing. Camillo Olivetti avvia la prima officina.
|
|
1910
|
L'attività dell'officina si concentra sulla costruzione e sull'attrezzaggio della M1, il primo modello di macchina per scrivere italiana.
|
|
1911
|
La M1 viene presentata all'esposizione universale di Torino. Nel catalogo ufficiale della mostra la Olivetti figura come "la prima e unica fabbrica italiana di macchine per scrivere". La M1 è così descritta: "macchina da scrivere di primo grado; brevetti Ing. C. Olivetti (Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Austria, Svizzera, Stati Uniti).
Disegni originali, scrittura visibile, tastiera standard, bicolore, tabulatore, tasto di ritorno, marginatore multiplo, lavorazione moderna di assoluta precisione".
La Olivetti vince la gara per la fornitura di cento macchine alla Marina italiana.
|
|
1912
|
Per affrontare una nuova fase di sviluppo la Società acquisisce nuovi soci. La M1, prodotta con tecniche meno progredite di quelle americane, trova difficoltà ad affermarsi sul mercato. L'ingegner Olivetti moltiplica gli sforzi, rivolti in gran parte al campo commerciale. Punti di forza per la vendita del nuovo strumento sono la docilità di scrittura dovuta al "cinematico" inventato dall'ingegner Olivetti e la linea semplice e rigorosa della M1. Scrive
|
 |
|